Storia del territorio della media valle del Reno: l'odierna Marzabotto.

Fra i cultori della storia antica Marzabotto è nota per i resti di una città Etrusca del VI-IV sec. a.c., che per l'estensione e l'importanza dei reperti è considerata uno degli insediamenti più significativi, fra quelli rinvenuti al di fuori dei confini dell'antica Etruria.

Dell'epoca romana ben poco si sa, ma la zona certamente fu abitata e non poté essere estranea agli interessi di Bologna se si considera che dal territorio partiva un acquedotto grandioso che attraverso una galleria lunga più di 20 Km, scavata nella roccia e con volta in mattoni, conduceva in città l'acqua del Setta, sbarrato a Sirano.

L'appennino Tosco-Emiliano, nel tratto fra Bologna e Firenze e verso il Modenese, fu nell'alto Medioevo il confine, più volte conteso, fra i Longobardi e gli Esarchi di Bisanzio che avevano la sede in Ravenna; gli stessi luoghi furono, alcuni secoli più tardi, il punto di confine e di conflitto fra gli Imperatori, il Papato ed il nascente Comune cittadino.

Subito dopo l'anno mille, nel periodo dell'incastellamento, la media valle del Reno era sotto il dominio di feudatari che prendevano il nome dal territorio dove si trovava il loro castello ed esercitavano la giurisdizione. Erano i conti di Panico, di Montasico, di Caprara, di Bedolette, di Veggio, di Monzuno ed altri ancora.

Le ricerche storiche più recenti fanno ritenere che tutte quelle signorie feudali discendessero dal ceppo dei conti di Bologna, ma mancano documenti certi in proposito. Esistesse o no una parentela è certo invece che non vi fu concordia fra quei signori: ragioni di supremazia, problemi d'eredità e di confine furono la causa di guerre frequenti e feroci.

Le divisioni si resero ancor più evidenti quando Bologna (che agli inizi del 1100 aveva cacciato i conti che signoreggiavano sulla città) iniziò, nella seconda meta dello stesso secolo, ad espandere il proprio dominio nei territori della montagna. Fu una conquista lenta che si concluse solo verso la fine del 1300, quando già da tempo nel resto dell'Italia settentrionale il sistema feudale era stato superato ed anche i comuni avevano lasciato il passo alle signorie.

Mentre alcuni di quei conti, come i di Monzuno, furono da subito alleati del comune bolognese e parteggiarono per il partito Guelfo, altri, e fra questi i conti di Caprara e di Montasico, vennero ad accordi che permisero loro di conservare, almeno in parte, il patrimonio ed un ruolo politico e sociale.
Altri infine, ad esempio i Conti di Panico, furono invece fieri avversari del comune bolognese: vassalli fedeli dell'Imperatore parteciparono attivamente alle vicende della parte Ghibellina.

Nel 1265 il comune bolognese istituì la Magistratura del Capitano della montagna per ridurre all'ordine i feudatari che non volevano riconoscere il governo cittadino e difendere i confini con la Toscana, in particolare verso Pistoia.

Per circa 70 anni i Capitani della montagna, che avevano la loro sede nel castello di Casio, furono scelti fra i signori feudali alleati dei bolognesi: erano i soli in grado di ricoprire validamente quell'incarico che richiedeva la conoscenza del territorio e l'abitudine alla pratica delle armi. Nel 1298, Ugolino di Panico fu nominato capitano in un momento in cui anche quei signori avevano giurato per la parte Guelfa.

Fra i castelli della montagna che ebbero un ruolo strategico per la difesa del territorio fu importante quello di Caprara: con il suo borgo fortificato e la fortezza del Poggio, assicurava il controllo dei guadi del Reno e del Setta (Sperticano, Salvaro, Vado, Gardelletta, La Quercia); il castello di Caprara passò in modo pacifico sotto Bologna e verso la fine del 1200 diventò sede di Podesteria.

Nel 1306, la lotta fra le fazioni sfociò in uno scontro sanguinoso fra i Guelfi e i Ghibellini; i conti di Panico che erano fra i capi del partito ghibellino furono sconfitti ed il loro castello di Panico venne distrutto; il conte Maghinardo (accecato) morì in prigione e suo figlio il conte Mostarda venne decapitato a Bologna.

Circa vent'anni dopo, nel 1325, le truppe ghibelline guidate da Rinaldo Buonaccolsi (detto il Passerino), signore di Mantova e di Modena, mossero guerra ai bolognesi che nella battaglia di Zappolino furono duramente sconfitti. I conti di Panico, che in quello scontro avevano avuto un ruolo importante, invasero il castello di Caprara e ne fecero la base per le loro scorrerie nei dintorni: nel momento di massima espansione giunsero a controllare territori fino a pochi chilometri dalla città.

Dopo aver firmato una gravosa pace con gli imperiali i bolognesi misero in atto ripetuti tentativi per riconquistare il castello di Caprara (fra i comandanti delle forze bolognesi vi era un Artusio di Monzuno), ma l'assalto vittorioso fu possibile solo dopo un assedio di tre mesi ed un ruolo determinante, se non decisivo, lo ebbe la popolazione del borgo che si sollevò contro gli occupanti.

Ottenuta la vittoria i bolognesi si portarono a Panico dove rasero al suolo quel castello, che nel frattempo era stato parzialmente ricostruito, il borgo e dispersero la popolazione; solo la chiesa pievana venne risparmiata.

Passarono dieci anni e nel 1336, in coincidenza con un altro conflitto fra Bologna e Modena, i conti di Panico occuparono nuovamente il castello di Caprara, questa volta con l'aiuto dei fuoriusciti ghibellini asserragliati nel castello di Sambuca in terra Toscana, ma poco tempo dopo ne furono cacciati.

Il secolo XIV, che con le sue continue guerre avrebbe definito per un lungo periodo l'assetto politico dell'Italia riservò alle popolazioni, dei territori fra il Reno e il Setta, altre luttuose sorprese: come nel 1368 allorché Barnabò Visconti, Duca di Milano e Vicario Imperiale, mosse con il suo esercito alla conquista di Bologna.
I di Panico, suoi alleati, espugnarono per la terza volta il castello di Caprara, ma il Visconti venne sconfitto a S.Rufillo delle truppe pontificie guidate dal Card. Egidio D'Albornoz, e così anche gli occupanti furono costretti a lasciare quel castello.

La numerosa famiglia comitale dei di Panico, come sempre divisa al suo interno, si era fortemente impoverita: molti avevano già accettato la supremazia di Bologna, ma altri non vollero rinunciare al loro dominio e si diedero alla guerriglia, con agguati e saccheggi.

Il capo della famiglia il conte Ugolino, venne decapitato a Bologna nel 1389.e i discendenti del ramo principale si trasferirono a Padova: terminava così la loro lunga signoria durata più di quattrocento anni.

Con la sconfitta definitiva degli ultimi signori feudali tutto il territorio della montagna entrò a far parte del contado e, da quel momento, seguirà le vicende politiche dello Stato bolognese.

Nel 1376 le autorità cittadine riordinarono le circoscrizioni dei vicariati della Provincia e Caprara, che con le sue otto ville (Sperticano, Casaglia, S. Martino, S.Giovanni, Calvilla, Albareta, Serana; Ravecla) era fra le comunità più importanti per popolazione ed estimo della valle del Reno, diventò sede di tale magistratura.

I Vicari dovevano amministrare la giustizia civile e penale, restavano in carica sei mesi ed erano estratti da un elenco di soli cittadini bolognesi. Dell'attività dei Vicari di Caprara sono rimaste numerose testimonianze e da queste sappiamo che ebbero la residenza abituale a Sperticano e che la loro giurisdizione comprendeva le seguenti comunità:-Caprara;
-Panico;
-Casola con Ignano;
-Vado e Brigadello; -Fulisano;
-Canovella;
-Luminasio;
-Bezano e Domalfolle;
-Veggio e Grizzana con Carviano;
-Salvaro e Sanguineta;
-Liserna con Vergato;
-Praduro e Sasso.

I Vicariati rimasero operanti sin oltre la metà del 1400, quando le funzioni giudiziarie divennero prerogativa dei Capitani della Montagna che nel frattempo si erano trasformati in magistratura civile e avevano trasferito la loro sede a Vergato.

 

Altri argomenti in preparazione.

Stato Pontificio: Organizzazione del governo bolognese e delle Massarie del contado; le contee di epoca borghese.

Napoleone e i Francesi: Riorganizzazione delle strutture amministrati (Le Comuni).

La restaurazione: Costruzione della strada renana e della ferrovia.

L'unità d'Italia: Lo sviluppo industriale del fondovalle; il trasferimento della sede Municipale da Caprara sopra Panico alla odierna Marzabotto.

 

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Le pagine sono state preparate da Giovanni Casalini e costituiscono una sintesi di argomenti trattati più ampiamente nel volume "Racconti di Sperticano", di prossima pubblicazione.

Prendendo lo spunto dalle "fole" sentite nell'infanzia trascorsa a Sperticano e a Marzabotto, l'autore ha iniziato una ricerca storica e genealogica. Lavorando su testi pubblicati e documenti inediti d'archivio, ne ha ricavato uno spaccato di storia incentrato sulle vicende del territorio della media valle del Reno, dall'anno mille ai nostri giorni.
La ricerca gli ha permesso di ricostruire sinora otto generazioni, complete dei rami parentali (che comprendono oltre cento Cognomi), e di reperire notizie sulla casa degli Avi e della sua prima infanzia "Casa Fontana" a Sperticano.